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Gli abbracci della mamma rendono i figli più gentili ed empatici

Dietro adulti gentili ed empatici quasi sempre ci sono bambini che hanno potuto godere, sin da piccoli, degli abbracci della mamma.
Lo conferma uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Interdisciplinary Center Herzliya, in Israele, e recentemente pubblicato su PNAS, rivista specializzata dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti.
I bambini che ricevono dalla propria madre amore costante sin dalla nascita, con carezze, abbracci e contatto fisico, sviluppano infatti crescendo una diversa sensibilità e capacità di relazionarsi con gli altri.
Una conclusione alla quale i ricercatori sono arrivati dopo aver studiato a lungo l’impatto sui neonati del tempo trascorso a stretto contatto fisico con le loro mamme.
Seguendo lo sviluppo di un campione composto da 96 bambini, nati tra il 1996 e il 1999, dalla loro nascita fino all’età di 20 anni, hanno potuto dimostrare che il contatto materno consolidato nel tempo ha avuto un impatto non trascurabile sul funzionamento del cervello decenni dopo e sulla capacità di entrare in empatia e relazionarsi con gli altri.
Ci siamo concentrati sulle basi neurali dell’empatia, in particolare sulla capacità del cervello di rilevare, condividere affettivamente, riflettere ed entrare in empatia con le diverse emozioni degli altri” – hanno spiegato i ricercatori precisando che le interazioni madre-bambino sono state videoregistrate in quattro momenti: infanzia, scuola materna, adolescenza ed età adulta.
Come ha evidenziato lo studio, probabilmente una funzione fondamentale del contatto corporeo materno-neonato “è quella di fornire un ponte dalla vita prenatale, quando i sistemi fisiologici della madre sono sintonizzati sulle esigenze di crescita del feto, alla vita sociale postnatale, quando i momenti di sincronia sociale regolano esternamente i ritmi cardiaci del bambino, la risposta ormonale e le oscillazioni cerebrali e li sintonizzano sulla vita sociale. Poiché l’esperienza della sincronia nell’infanzia ha conseguenze a lungo termine per lo sviluppo del bambino, il contatto pelle a pelle, che è un intervento facile da implementare che rafforza la relazione madre-bambino, dovrebbe essere pubblicizzato e ampiamente supportato nelle unità di terapia intensiva neonatale”.
Quello che gli abbracci, le carezze e la vicinanza corporea hanno fatto, dunque, è stato consentire alle madri e ai bambini di essere più in sintonia gli uni con gli altri durante i 20 anni del loro sviluppo. Quella sincronia, poi, ha sensibilizzato il cervello ad essere maggiormente in grado di entrare in empatia con le emozioni degli altri.
I nostri risultati“- hanno concluso gli autori dello studio – “indicano che il cervello umano, come quello di altri mammiferi, è sensibile a caratteristiche che sono fondamentali per la vita sociale: rapida valutazione dei sentimenti altrui, accuratezza della rilevazione emotiva e interpretazione degli stati mentali di chi ci sta intorno“.
L’analisi ha valutato l’impatto del tempo trascorso a contatto fisico con la madre sia su neonati sani nati a termine, sia su bimbi prematuri che sono stati in incubatrice e non hanno potuto beneficiare nei primi 15 giorni di vita di un contatto fisico continuativo con le loro mamme. In questo specifico caso, le madri si sono impegnate a un contatto pelle a pelle (canguro-terapia) per un’ora al giorno per almeno 14 giorni consecutivi.

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